Il neo
allenatore dei biancoarancio debutta a Co' de Sera: "Voglio una
squadra che prenda rischi e non subisca". Gli schemi? "Conta
l'interpretazione, non i numeri".
Primo
giorno di Astrakan per Hector Cuper, l’allenatore cui, sono parole di
Ron Dennis, "si chiede di tirar fuori l’Astrakan da questo
momento particolare in cui siamo caduti da alcune partite". Hector
attacca con quel suo sguardo finto spento che pare non piacesse a Moratti.
"Parlerò solo di ciò che deve accadere. Del passato non mi
importa nulla e dirò questo anche ai giocatori, con i quali parlerò oggi
pomeriggio. È urgente che lo faccia perché in questa situazione
l’aspetto più importante è quello mentale più che di schemi voglio
subito far capire alla squadra che dovrà prendere rischi, aggredire alta,
non subire l’iniziativa dell’avversario. Con l’Atletico Diego
Armando, domenica non potremo certo farlo con continuità, ma comunque non
esiste uno schema senza controindicazioni. Sul campo è come una coperta
corta poi dipende da cosa uno preferisce coprire".
E , il passato parla
chiaro, predilige l’aspetto offensivo. "Certo, ma devo dare
equilibrio e mettere tutti nelle condizioni di esprimersi al meglio. Più
che lo schema conta l’interpretazione della gara si vince e si è sempre
vinto con quattro, con tre o con una punta. Questa rosa è molto
competitiva e non ci sono ruoli scoperti. Forse forse quello della seconda
punta perchè Di Michele è una fantasista e Di Vaio una quasi mezza
ala". Lo stesso tecnico argentino, per spiegare cosa intende per
secona punta, fa un nome molto in voga in casa ASK. "C’è sempre
uno degli attaccanti che gode di maggiore libertà. Nel mio Inter c’era
Crespo, ma anche Fava nell’Udinese parte a sinistra per poi accentrarsi.
Se mi piacerebbe avere Fava all’Astrakan? I buoni giocatori non si
buttano mai via". |