VIRLE, 23 giugno 2005 - "Il Fantacalcio non è uno sport, è
soltanto un business" ripete uno che se ne intende, uno che ha
vinto tutto, due campionati, una pentacup, una coppa ed un sei
nazioni: Davide fantatanzi, uomo dalla vita spericolata. Oggi vive
tra i neopaparazzi che lo ritraggono con la fidanzata del momento o
il calciatore neo-campione dell'anno, tra i cronisti-invitati che
raccontano le notti al Billionaire, tra i nuovi nani e ballerine di
regime che ne condividono le gesta.
Ma per arrivare alla Costa Smeralda, allo yacht con i quadri
d’autore (di Nino tami), a Naomi e alle altre, ce n’è voluta di
fatica. Una vita intensa, da fantamanager. Difficile da raccontare:
perché sono due le storie di Davide. Una è la favola di un giovane
brillante e ambizioso che compie un salto dal pane e salamina alla
nouvelle cousine, che parte dalla campagna virlese, dalla Provincia
Granda, fa mille mestieri, dal capo scout al venditore di castelli,
fino ad approdare al successo: ai trofei del fantacalcio e, ancor
più in alto, alle copertine patinate al fianco di Naomi Campbell e
di quelle che l'hanno seguita. L’altra è la storia di affari non
sempre limpidi, bische clandestine, polli da spennare al poker o
alle aste di settembre, una latitanza in isole esotiche, bombe e
autobombe, cattive compagnie, trafficanti d’armi e boss mafiosi. Le
due storie hanno in comune il punto di partenza: Virle, vicino all’Agefca,
provincia di Rezzato. Qui nasce Davide, segno zodiacale sconosciuto
o impronunciabile, messo al mondo da due genitori che si divertono a
fare cloni di Davide che sognano il figlio avvocato. Invece a Davide
basta e avanza il diploma di marmista, ottenuto («con il minimo
dei voti», dice di sé) all’istituto Vantini di San Carlo, con
tesina dal titolo «Progetto di costruzione di un cuore di pietra».