MOLINETTO, 5 luglio -
Una stagione da incorniciare per Camoranesi, iniziata in sordina e
culminata con la conquista della Coppa e con la consacrazione
dell'Oscar. L'esterno azulgrana vince l'ambito riconoscimento per
l'intrigante categoria Miglior Centrocampista Estroso, ovvero, uno
dei premi destinati ai fuoriclasse, ai virtuosi del calcio, ai
fantasisti. Camoranesi supera la concorrenza di gente del calibro di
Kakà, giunto secondo, Morfeo, terzo. Addirittura senza alcun voto
Veron e Nedved.
Intervistato per
l'occasione, Camoranesi si è aperto, ritornando anche ai tempi di
Astrakan. Cosa le ha permesso di conquistare un così prestigioso
riconoscimento, passando davanti a nomi così altisonanti? "E'
facile intuire ed è bello apprezzare come i giurati che mi han
votato siano attenti osservatori e non facili sempliciotti che si
limitano a guardare al nome. Quest'anno ho vissuto la mia più
esaltante stagione, calcistica e soprattutto fantacalcistica,
diventando colonna portante della Lukentus. Preziosi assist,
giocate, gol, ma soprattutto un'incredibile costanza di rendimento."
Mauro, come mai
solo quest'anno è esploso in questo modo, e non prima, magari
con la maglia di Astrakan: "L’unica risposta: è che non avrei
potuto farlo prima, anche se avessi voluto, non sapevo ancora
mangiare la lingua Italiana, quando poi al Santuario mi diedero
tutte le nozioni per farlo, ed io sapevo di aver raggiunto un
discreto livello, (forse e non a caso, Alessandro, si fotocopiava
tutti i miei temi!) decisi di cominciare: non più le favole dei
Fratelli Grimm, non più i cartoni visti in TV, basta Spazio 1999 o
The Monkeys, ma una storia tutta
mia, una favola calcistica! Ora posso dirlo, ogni istruzione mi è
stata data al giusto momento: e non ho più smesso di sfruttarla! Ad
Astrakan ho imparato l'italiano, alla Lukentus ho imparato a
vincere. Un grazie ad entrambe le società."
Per conquistare un
così prestigioso riconoscimento ha dovuto senza ombra di dubbio
farsi in quattro per tutto il campionato. E pensare che era stato
bistrattato all'asta, disoccupato, è stata un'asta autunnale tra i
fratelli Scaroni a toglierle la polvere e le ragnatele di dosso. C’è
mai stato un momento in cui hai pensato, quest'anno sto a piedi? "Le
risponderò con una battuta: quando ci si abbevera alla fonte dell'arte,
della
sapienza e della cultura, come l'esperienza vissuta con Astrakan, la
sete non passa aumenta sempre di più! Mai, neanche un istante, ho
pensato di rinunciare, sentivo che avrei potuto vincere qualcosa, mi
stavo divertendo troppo già solo a pensarlo! Anzi fremevo di
giungere alla Lukentus, di vedere dove saremmo arrivati, ed è forse
per questo che ci ho messo meno di un mese per vestirmi di azulgrana!".