COLLEBEATO, 29
settembre 2005 - Quattro giorni dopo la l’ennesima delusione , Ibra
affida a un comunicato stampa le sue riflessioni sulla partita
contro il Nexus 6.
Ecco il testo
integrale delle dichiarazioni dello svedese: "Ho ascoltato in
silenzio le analisi del dopo Nexus, incassando, nell'ordine,
critiche pesanti sul mio valore di atleta, feroci insinuazioni sulla
mia maturità di uomo, lezioni etiche sulla mia lealtà sportiva,
rimbrotti su una mia presunta disaffezione alla maglia rosa, accuse
di iellatore (ricordiamo la scorsa retrocessione con il Benfico).
Hanno parlato in tanti, molto spesso "a caldo", ma chi ha
esagerato è stato il presidente Fantafranza, scaricando sul
sottoscritto tutte le colpe di un inizio campionato andato male. Io,
invece, ho preferito prendermi qualche giorno di riflessione,
aspettare che l'emotività del momento lasciasse il passo ad una più
lucida e ragionata analisi delle cose."
"Parlo oggi non per replicare ad accuse gratuite e pretestuose,
ma solo per dare agli addetti ai lavori la mia versione dei fatti.
La premessa è tanto semplice quanto fondamentale: io sono un uomo,
non una macchina. Ho l'esperienza per capire, durante la partita, la
mia reale condizione atletica, ma sul campo non ho né una spia che
si accende automaticamente quando sto per finire il carburante né
una palla di vetro in grado di prevedere se, in area piccola, avrò
la forza sufficiente per fare un super goal. Spesso mi capita di
dire che non sono al massimo per insicurezza e chi mi ha guidato in
questi anni lo sa molto bene."
"Chi fa il calciatore o, da anni, scrive di calcio, sa
perfettamente che può capitare un momento no, guardate i vari Vieri,
Montella e Gilardino. La partita contro Nexus 6, una nostra diretta
concorrente per la zona salvezza, era uno dei miei obiettivi
stagionali e, come tale, mi ero preparato all'appuntamento con il
massimo dell'impegno possibile. Sapevo, però, anche di indossare la
prestigiosa maglia rosa e dunque sarei stato felicissimo se, al mio
posto, avesse giocato e segnato un altro attaccante, Barreto in
primis."
"Essere la punta del Kobjath City è un onore che va santificato
fino in fondo, con maturità ed intelligenza, per questo non avrei
esitato a farmi da parte se, questo, fosse servito a far vincere la
squadra. Se al 90° sbaglio il gol decisivo che avrebbe significato
il primo punto della storia per Kobjath City mi dispiace
enormemente. Per questo, posso accettare, da calciatore, che si dica
che Zlatan non ha avuto la forza o la classe di vincere la partita,
decidete voi. Ma da uomo, non posso tollerare che Thomas Fantafranza
avanzi sospetti sulla mia lealtà dichiarando a mezzo mondo di avere
in squadra un Grande giocatore, ma un Piccolo uomo. Sinceramente la
sconfitta di domenica è da addebitare proprio al presidentissimo
incapace di motivare il gruppo con ripetute purghe staliniane, senza
dimenticare lo scandaloso scambio Amelia-Mandelli o il mancato
rialzo di giocatori come Cruz, Di Napoli e Kutozov per paura di
sfidare i poteri forti della Lega. In parole povere questa squadra
senza Thomas avrebbe gia 7 punti!"
"Mi spiace che il presidente mi abbia dipinto come una prima
donna capricciosa, che antepone i suoi interessi a quelli della
squadra. Chi mi conosce sa bene che sono un uomo onesto e leale. Io
sono solo un attaccante che ha dato l'anima per vincere quella gara
e che, purtroppo, non ce l'ha fatta. E' un epilogo amaro, ma da
sportivo, va accettato".