Amauri, il lavandaio

Saverio Montingelli raggiunge il ritiro della Lukentus e intervista il cannoniere azulgrana Amauri. Due chiacchiere divertenti e interessanti.
 

MOLINETTO, 16 novembre 2006 - Saverio Montingelli intervista Amauri, il bomber della Lukentus.

Amauri perché 2 anni fa ha scelto Lukentus? "Perché è stata la squadra che mi ha voluto di più. Ho sempre detto che avrei lasciato Mauri e il KNola solo per una grande squadra, per una grande piazza e Molinetto è la squadra che stavo cercando. Certo c'erano anche altre squadre che mi volevano ingaggiare, ma io ho scelto la Lukentus perché è stata la società che mi ha dato maggiori garanzie per il futuro. E non parlo dell'aspetto economico. Qui c'è un progetto ben preciso, un modulo di gioco che si adatta alle mie qualità e soprattutto l'ambizione di arrivare in alto, un risultato raggiunto alla grande gia l’anno scorso".

Che tipo è Luca Fantagiraudo, come ti trovi con lui? Sembra sempre molto tranquillo. "Certo, è tranquillo, con lui mi trovo benissimo, però non fatevi ingannare dalle apparenze, quando si incaz..a son dolori per tutti. E' un grande presidente, ha una gran voglia di lavorare e comunque i risultati parlano per lui".

C'è un giocatore al quale ti ispiri? "Romario è da sempre il mio idolo, lui fa gol in tutte le maniere, regala spettacolo in ogni giocata. E' davvero un gran calciatore".

Quando hai capito che da grande avresti fatto il calciatore?  "Non sono cresciuto in una squadra con un settore giovanile, ho sempre giocato a pallone a scuola, per strada, dove capitava. Poi a 14 anni ho visto Romario trascinare il Brasile alla vittoria nel Mondiale, negli Stati Uniti, proprio contro l'Italia. Mi ricordo che il giorno della finale, dopo che avevamo vinto il quarto titolo ai rigori, sono andato dai miei genitori e ho detto loro: da grande farò il calciatore".

E poi che è successo?
"Sono tornato a giocare per strada fino ai 17 anni quando ho fatto un provino per il Santa Caterina, una squadra che giocava a 10 ore di pullman da casa mia. Ho iniziato nella squadra Primavera anche se non avevo ancora l'età e in 14 partite ho segnato 8 gol. A febbraio dell'anno successivo il Santa Caterina sarebbe dovuto venire in Italia per il torneo di Nola. Mia mamma  però non ci voleva che andassi, anzi stavo pensando di smettere col calcio. Voleva che mi cercassi un lavoro, era stufa di dover mantenere un figlio scarpone capace solo di stirasi i capelli . Mio padre lavorava e non andava a mia mamma di dovergli sempre chiedere soldi, voleva che io  contribuissi al bilancio famigliare. Così, due settimane prima della trasferta sono tornato a casa e ho detto a mia madre che avrei voluto continuare a giocare a calcio e che sarei andato a cercarmi una squadra tipo il Real Madrid. Poi però ho pianto tutto il giorno per quella scelta. Il giorno successivo mia madre mi disse: Ma sei un Cogl….e? Tu parti per l'Italia, vai a fare quello che sai fare meglio, vai a fare il parrucchiere nel settore dello stiro dei capelli. Noi qui abbiamo bisogno di soldi, il Brasile è pieno di calciatori. Allora sono partito, con l'intenzione di venire in Italia e di rimanerci il più possibile. Ho ancora stampata in mente l'immagine di mia madre e delle mie due sorelle che mi salutavano con spazzole e piastre in mano sul limitare della porta di casa.".

Si va beh, ma dopo come ha fatto a rientrare nel mondo del calcio? “Appena sono sbarcato in Italia sono andato con i ragazzi brasiliani al torneo di Nola ma, mentre loro giocavano a pallone, io stiravo i capelli per tutte i nolesi. Fino a quando la mia bravura non ha colpito l’interesse di Maurizio Fantacorioni, che fiutando l’affare, decise di assumermi come capo stiratore della sua azienda, la famosa “Lavanderia Rinnovatrice”. Con lui ho passato gli anni più belli della mia vita, sempre chiuso in cantina a stirare giorno e notte con i miei amici Lee, Yao, Ming, e Mao. L’amore per il ferro da stiro aumentava giorno per giorno fino a quando Paola, la ex morosa di Mauri, mi vide palleggiare in cortile con una piastra. Lei a differenza di Mauri se ne intendeva di Fantacalcio e così sfruttò subito il mio potenziale schierandomi come titolare del KNola. Da quel momento la mia asse da stiro fu il rettangolo verde e il mio ferro da stiro fu il pallone con il quale confeziono goals meravigliosi”